mercoledì 9 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
Apparati di Ri-produzione
Ognuno va per conto suo, per la sua mancata strada. Non c'è coralità, non c'è sacralità.
Apparati diversi governati e presumibilmente tenuti insieme da un governo centrale che ha perso il controllo a furia di decentramenti, delocalizzazioni e federalismi dell'Io. Un governo la cui sede pare variare da persona a persona: il cervello o il cuore o la pancia o i piedi o il cazzo.
Ognuno fa la sua parte? Perché nessuno più fa la sua parte?
Perché è così difficile farsi da parte, dopo aversela data una propria maledetta parte?
Brutte figure senza retorica. Metonimie di membra. La parte per il tutto, per un tutto che non c'è.
Perché non si sa più di cosa si è parte, né quando si parte o da cosa lo si fa.
Inconcepibili. Manchiamo di qualcosa. Sento che mi manca qualcosa. Mi sento mancante. Non completo. Complesso edipico, angoscia di castrazione. La mancanza come molla. La bambina segnata da un complesso di inferiorità.
Mutilati. Evirati della nostra fertilità. Tranciati di netto. Membri mancanti di questa società. Mancanti di socialità. Privati di istinti.
Ri-prodotti. Una copia unica della catena di montaggio umana. Spettacolo riprodotto in tutte le salse e in tutti i formati. Che trucchi usi tu per ripeterti?
L'apparato riproduttivo e le regole dell'attrazione, della repulsione, del rifiuto. Fiutare altrove qualcosa che ti piace di più. Un impossibile penetration test per gli animi, tra la necessità di entrare e quella di accogliere. Sbirciando tra i buchi caduti in rete, I'm not superficial, I like penetration.
Fonte prima e ultima di pulsioni e di tabù. Assillo d'ogni discorso di congreghe ormonali, chiodo fisso e punto estremo di piacere, tenerezza, pudore e intimità. D'animalità. L'origine del mondo è in quest'incastro tra cavità da far combaciare. Ossessione tutta carnale da penetrare e reiterare. Detonatore di relazioni, voracità bestiale e dolce approdo femminile. Tra derive platoniche, pretese angeliche e aberrazioni pornografiche. L'oggetto del desiderio per eccellenza, per eccedenza, fin lì dove appunto per smodata coazione a ripetere è il desiderio stesso a venir meno.
Generati, non creati. E vogliamo ri-generarci e ri-crearci ogni volta. Aspettando sempre l'ora della ri-creazione perché insoddisfatti dello stato attuale. Aspettando il break sempiterno, la salvifica idiozia, la merenda edonistica di cui cibarci per depensare un po' e tralasciare ingurgitandone tutte le turbe più nere e cupe.
L'ora della ricreazione in cui rifarsi. Dei torti subiti dalla fatica del lavoro. L'ora in cui rimodellarsi a immagine e somiglianza delle nostre ben odiate mal trattate intenzioni. Vendicarsi di madre natura ricomponendoci artificialmente a piacimento, supremo delitto della nostra galoppante immaginazione.
[consentimi di venire dentro te, da te, con te]
Tra piacere e godere, diatribe e dicotomie concrete, tra dipendenze e astinenze: testa/corpo; amore/sesso; soggetto/oggetto. Ancora ammutinamenti: chi è tra loro che decide?
mercoledì 2 novembre 2011
PER (DE) FINIRE
La macchina da presa non è una certezza, è un dubbio. O così era almeno prima di cadere nel totalitarismo dell'idea e della gabbia narrativa.
Un'epopea equivoca e contraffatta. quella del cinema, che da quel groviglio di scienza e di visionarietà dal quale era nato - ricerca sulle immagini in movimento - è finito per farsi servo della necessità d'esser stupiti (e di conseguenza instupiditi) ad ogni costo, sprofondati in quella dimensione cullante di meraviglia, lontani da terrene pre-occupazioni.
Citando Jean Luc Godard, qui ri-preso in omaggio al suo spirito: Non c'è più formato, c'è qualcos'altro. Si parla di alta definizione come se dire Definizione non fosse sufficiente (siamo dalle parti dei paradossi linguistici del genere: severamente vietato - come se dire: è vietato non fosse abbastanza)...Si può per caso parlare di un quadro di Ingres come d'alta definizione e di un quadro di Van Gogh come d'un'opera a bassa risoluzione?!
Per quel che concerne il cinema si è ormai nell'atletismo dell'alta definizione, nel culto della performance. Ancora una volta, ribadendo per rompere le scatole: il senso non emerge vedendo (sentendo) meglio le cose.
La qualità non coincide con la definizione.
lunedì 24 ottobre 2011
VIOLENZA
Nessuna cortesia per rispondere alla violenza. Violenza come quella della vita precaria, quella dei clacson selvaggi e dei parcheggi in doppia fila. Violenta la risposta come violenta è l'ignoranza, la sopraffazione arrogante del potere. Violente le auto blu, violenti i tassi d'interesse, facinorosi i politici tanto prodighi a perpetrare i loro interessi. Violento è Bagnasco che parla di etica con in capo oro e gioielli. Violento è chi si veste di popolo e di libertà e poi lavora non troppo celatamente alla discriminazione del dissenso e della differenza. Violenta è la società dello spettacolo che ci riduce in fazioni bipolari, lì davanti allo scontro come spettatori in grado solo di tifare per l'una o l'altra fazione, senza potere o capacità d'intervento. Violenta la società dei consumi. Violenti gli affitti. Violento un biglietto di cinema a 25 euro. Violenta una birra a 7 euro. Violento un che cazzo vuoi come risposta. Violente le attese. Violente le etichette, violente le estetiche corrotte dal product placement dell'immaginario.
mercoledì 21 settembre 2011
IN ORIGINE
Seguendo rapidamente e trasognati il grande rovente occhio nella sua sonnecchiante dipartita, con le sue fratture, i suoi cambiamenti di direzione, con il suo ipnotico fluire.
Riconnettendoci o de-connettendoci in tal modo dalla nostra radiosa e utopica - abbagliante poiché mai vista e vissuta - golden age. quel cominciamento che non coincide sempre con l'inizio ha fattezze embrionali, tonalità calde, risorse care al retinico viaggiatore solitario.
mercoledì 31 agosto 2011
UNA (DI)SCARICA ITALIANA
Ancora terrestramente – ctonia selvaggia pretesa di concretezza corporale - dall'escatologia alla scatologia, senza ritorno, passando per i tavoli d'un pub - Volete un bicchiere?! E prendetevelo in faccia. Volete un assaggio?! E mordetemi pure.
Che ognuno ritorni alla proprie funzioni (corporali). Per un flash mob di merda. Una (di)scarica italiana. Defecazione del pensiero come prima fonte di piacere. Location: Piazza Navona.
Una cacata collettiva, un atto naturale, un gesto capitale.
Per un'esperienza multi-sensoriale, lenitiva e taumaturgica. Per un riequilibrio gastro-intestinale del nostro Stato. Umiliazione umile anal-itica. Scendiamo tutti alla stessa bassezza. Compromettiamoci denudati per il bene della nostra forma. Dalle meteore agli alti ipocriti scranni, da Sabrina Ferilli al santo padre da Gasparri a Monica Bellucci, da Tremonti a Scamarcio.
Per una democratizzazione emblematica e socializzante della terapia Roosvelt. Il più eloquente contributo di solidarietà che possiamo offrire. Espulsione degli scarti e riciclo ai fini artistici. Per una unità fecale. Dare di corpo perché non c'è rimasto niente d'altro. Ridondanza del vuoto. Espulsioni interiori. Xenofobia del proprio intestino. Biocarburanti magmatici lasciati in offerta ai poveri d'olfatto. Il solito insolito, ulteriore anomalia d'una terra a cui piace farla sempre fuori dal vaso.
domenica 28 agosto 2011
Posti Precari
Passeggeri precari di questo tragitto digitalmente compromesso, senza posto (a sedere) in questo viaggio alquanto manomesso, flessibili nel piegarsi di ginocchia e di volontà, irriducibili smobilitatori di incerte energie.
Posti precari, non assegnabili, rassegnati a essere di nessuno. Né impiegati né dipendenti né tanto meno liberi professionisti.
Identità precarie sovrapposte sdoppiate e sinestetiche, in cerca di fusione e di moltiplicazione d'orizzonti più che di impieghi.
Siamo assunti e non lo sappiamo. C'è una parte di noi che paga ad insaputa delle nostre tasche.
Iscriviti a:
Post (Atom)



