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martedì 5 maggio 2009

Centrar-si


Sam stava per uscir di casa quando s'accorse di non aver ben controllato le indicazioni riguardo al percorso da compiere. Si ricordava solo di dover raggiungere il centro del discorso, ma non sapeva proprio come farcela.
Così decise di tornare sui suoi passi, adoperandosi in questa spericolata retromarcia. Si imbattè con sommo sbigottimento in quella che da tempo sognava essere la sua amata. La riconobbe subito, dal sorriso e dalla sua gentile gestualità. Una volta che i suoi occhi gli si pararono innanzi, quella creatura dolce, che prima aveva solo da lontano figurato, fece per prender la parola.
In realtà la fanciulla non riusciva a capacitarsi della situazione, e rimase attonita per un po', fino a quando Sam decise di scuoterne il torpore e, avvicinando la sua mano alla spalla di lei, le disse con gioia: - Tocca a te adesso! -
- Tocca a me? Già? -
Vedendola contrariata Sam le propose un aiuto. Le consigliò: - Potresti usare la parola cerchio e quell'altra fantomatica: entrare. Un esempio… è dal centro che si entra nel cerchio, ma c'è chi sposta il cerchio e così sposta anche il centro - .
Dapprima Sam provò ad infilare un piede, esattamente nel punto indicato, constatando che il centro, l’ingresso del cerchio, era in realtà plasmato dal discorso su di lui appena fatto e si avvolgeva senza sosta intorno al corpo dell’avventuriero. Ostico a qualsiasi entrata, impenetrabile da sconosciuti forestieri, il centro decise di spostarsi all’insaputa dei due esploratori.
Ma così accade, ammettendo che il discorso si possa centrare a seconda dell’interesse subitaneo!
E così i due decisero che non era il caso di entrar nel vivo proprio approdando da quel punto. Il centro del discorso, capirono, poteva esser preso alla sprovvista, sbattendoci contro una volta entrati, passeggiando nei dintorni, alzando gli occhi verso il cielo. Interrogandosi sul da farsi, accomodati nel bel mezzo di nulla, rimasero a riflettere per il periodo di qualche secondo.
Lei allora aprì la bocca e da esperta ventriloqua pronunciò: - Ecco, è da qui che ora devi entrare! Se vuoi fare centro da me devi farti mangiare! - Così Sam si lanciò dentro ed iniziò la sua avventura, mentre lei con gioia diceva: - Tocca a te adesso! -
Un già interrogativo parve solleticarle la gola.

martedì 21 aprile 2009

Gli atleti del sabato sera

Noi, atleti del sabato sera, bevitori per professione, pensatori per ossessione.
Atti a far di un tavolo di legno consunto ed appiccicaticcio il punto di partenza di tutto un mondo possibile.
Capaci di far d'un bicchiere il parcheggio necessario d' anime a riposo e senza paura dell'eterodossia.
La nostra è vita di chiacchiera, d'incontri e ritrovamenti, di casuali avvistamenti e strategici appostamenti; è prova di ardua ricerca della differenza nella consolante e mortificante ripetizione; è gioco del ripetersi cambiati d'abito e di spirito, rifacendo gli stessi passi con diverso animo ed altre compagnie.
Noi, che poi più che far amicizia arriviamo a ricordarcene adesso qualcuna di quelle di cui si era persa memoria.
Noi che del fraintendimento creativo d'un gioco di sguardi facciamo il centro del nostro pensiero.
Noi che vorremmo un'ebbrezza perenne, che dalla moderazione stiamo alla larga e della vita ci teniamo strette le pulsioni radicali.
Noi che non abbiamo il modo di vivere alla luce solare e che ad essa preferiamo i tempi dilatati della notte. Quando ogni cosa assume la sfumatura dell’affrontabile, del duttile, del fattibile sorridente. Ogni gesto sposa l’andamento cantilenante ed opaco, l’aggraziato approccio morbido di quando quel che si fa e quel che si vuole fare coincidono senza riserva alcuna.
Immolati alla vita di petto, picari al gioco della sfida, all’ultima goccia, al sorriso del brindisi, alla famelica necessità di scivolare sul tempo, nello spazio e contro essi.