domenica 28 marzo 2010
Passi
martedì 16 marzo 2010
RRG

D'una celebrazione d'un versificatore che non ho mai conosciuto.
Morto ma non de-funto. Non ancora privato del suo presunto ruolo.
Morto ma non estinto. Non ancora eliminato dal suo amato suolo.
Mai incontrato eppure per giorni rivisitato. Ormai sono parte di me quelle istantanee d'un conterraneo oggi eletto a poeta e per lunghi anni dissipatosi tra il paese e il resto della terra. Morto ma non de-funto.
Ti stritoleranno nel mondo, là, fuori da qui, non funziona come dentro la tua testa!
Sono una calamità
crollo da solo
Sono una calamita
non rinuncio a nessun contatto
Leggo, mi surriscaldo, non abbandono il mio stato.
E quasi mi inceppo. Avrei tanto voluto farlo.
Vola via l'anima da noi, lo spirito si dissocia dalle occupazioni del corpo. Non c'è modo più di ritrarci in pose e in dimensioni che non siano distorte.
Dov'è la poesia e di quale sia il suo posto. Tra il comodino e le corde vocali. Tra il diario di bordo e il messaggio d'auguri. Tra la spinta a procedere e quella a buttarsi giù. È forse nell'anfratto minimo tra le cose che facciamo. È quel che non sappiamo dire definire circuire denotare mortificare?
E come può avvicinarsi a noi in mezzo a tutto questo frastuono di solennità?
Delirio lirico in forma di bozza atemporale. Declamabile con tutti i dubbi del caso. Con tutta la frenesia del perché mai dovrei occuparmene. Con tutta la disponibilità del non mi stai dicendo niente.
Di come essere egoisti e di come diffondere le proprie dolorose intimità. Offrirle a chi ha le ferite più aperte.
Postumi tumefatti d'un approccio inedito.
Si tratta di lampi. Di scosse dalla durata d'un verso. Dall'intensità di una sillaba. Si tratta di scosse, di perturbazioni necessarie, di assenze rivelate, di punteggiature rinnegate.
Tra invocazioni e ringraziamenti, tra celebrazioni e mancamenti, commozioni e fragilità, impasse, piccoli entusiasmi, rivendicazioni egocentriche e dichiarazioni d'intenti, tra provocazioni e ritrovamenti, punti di partenza e coazione a ripetere. Insoddisfazioni, spese vive e poco chiari contributi.
No, non è con gli applausi che vorremmo avere a che fare. Non ci sono cesure né salvezze né scorciatoie liberatorie e classificatorie in un happening che si rispetti. Ma forse non è il luogo, non è il tempo.
Tra equivoci impedimenti e problemi tecnici, il parlar limpido e diretto trova la via di certi sguardi. Nell'intesa di un certo desiderato incrociarsi di occhi lontani eppure assai prossimi nel riconoscersi, tra le teste accomodate, in quelle parole che volavano allora in sala. Un sorriso e poi un altro e poi meglio non esagerar, ché ogni musa che si rispetti sembra sia fatta per non poter essere approcciata se non con la mente, per non poter esser accarezzata che con le idee.
Ognuno ha quel che (non) si merita, ovvero ogni riconoscimento è tardivo. Tra solennità e semplicità, una mano appoggiata con la fragilità di chi a fatica non crolla stremata, resistendo orgogliosamente aggrappata alla spalla di quel busto ancora fresco. E il poeta vivente che barcolla ubriaco e timido. Non posso esser io a leggermi oggi, qualcuno può farmi da degno delegato?
Colui che era sempre incazzato, indignato, fuori posto, si sentì in fin di vita e checovianamente “il maggiordomo di una casa in cui più nessuno vive”.
Necessità di diffusione, nuove tecnologie, vecchie discrasie. Ringrazio il sindaco e tutti i convenuti.
Viveva per la poesia e per null'altro. L'unico che convinse i non fumatori che fumare è bene.
E nel mezzo o da qualche altra parte, tra sensazioni contrastanti di chi è ancora vivente, Sam arancia, per eccesso di generosità spremuto fino all'osso da chi si accorge della sua bonaria avveduta e sognante sprovvedutezza, della sua incapacità a dir no, della sua tenace e donchisciottesca lotta contro le leggi del soldo. Verrà il giorno in cui non potrai più farlo, ripete ad ogni incontro uno stanco respiro paterno. Verrà il giorno e non ti avvertirà.
E poi, come può un mancino destreggiarsi?
No, non è il tuo forte puntare il dito. Non è il tuo forte puntarlo in alto.
C'è qualcuno che si distrae e non dovrebbe. Non avrebbe dovuto. Non sa come nascono le sconfitte. Non sa come sia facile cadere dall'altalena.
Mi hai chiuso fuori, non ti sei accorto che ero sul balcone...
mercoledì 3 marzo 2010
Il cane sulle strisce
Avevo appena finito di percorrere Via del Pigneto quando, giungendo all'incontro con Via Aquila, mi fermai controllando se fosse possibile avanzare.
Vidi allora un cane dal pelo lungo affiancarsi a me mentre attendevo.
Osservò il semaforo, aspettò che il segnale diventasse verde, voltò attentamente lo sguardo a destra e sinistra e poi attraversò la strada sulle strisce.
Io sorrisi sbalordito, indugiai un attimo sull'accaduto e poi attraversai a mia volta.
martedì 23 febbraio 2010
La fretta invecchia con il tempo

Era giorno di sconti alla Feltrinelli di Viale Marconi. Una buona occasione per conquistare finalmente, e con il presunto sconto del 20% sul furto di copertina, gli Incontri alla fine del mondo di Werner Herzog.
Mi diressi subito in cerca del libro, evitando pericolose distrazioni tra nuove pubblicazioni e copertine in bella mostra. Lo trovai, scoprii che avrei risparmiato ben 2,40 euro e mi avviai verso la cassa.
Il sabato e l'abbassamento dei prezzi avevano però creato un lungo cordone di vittime di questo mercato della parola scritta. C'era da aspettare alcuni numerosi minuti prima di sentirsi offrire un arrivederci e grazie con contorno di scontrino e raccolta punti.
Cercando un appiglio che facesse trascolorare in interesse e gioia la rabbia di quella che era la mia forzata attuale posizione nel mondo, m'imbattei nel titolo del quale su un divano notturno in fondo all'Italia avevo (dis)corso con un'anima affine.
Il Tempo invecchia in fretta di Antonio Tabucchi era lì, in cima ad una catasta di fresca rilegatura, a consigliarmi di prenderlo tra le mani e e farne compagno d'attesa. Così feci, iniziando a divorarne le prime pagine, dal frammento di Crizia che dà il titolo al libro fino a quello che ora più non ricordo.
E allora, pur nell'erosione progressiva della cordialità, confrontandosi con la pazienza in esaurimento del “quanto ci metteremo” e del “quanto ci toglierà” (alla nostra vita) questo frangente sperperato con il naso sulla nuca d'un altro cliente, da momento di tortura in cui a furia di inseguire le ombre il tempo invecchia in fretta, la premura divenne e mi risultò prematuramente obsoleta.
A contatto con quel testo c'era insospettabilmente modo di guardarsi intorno, predisponendosi nell'atteggiamento spettatoriale di chi in nessun caso nega la possibilità che anche la minima azione riesca a coinvolgere un pensiero attento.
Accorgendomi che, nell'acclimatarsi lieto e non egoista tra le insofferenze degli abitanti di una coda, anche la fretta può invecchiare con il tempo.
mercoledì 10 febbraio 2010
Appostarsi

Appostarsi. Perlustrare con occhi.
Ovvero di come occuparsi per immagini di chi non sa come riempire il proprio tempo, dall'ordinario e mesto pendolare al viaggiatore risolutamente smarrito, dal disperato mendicante allo scanzonato studente, nella precaria presunta banalità del momento di passaggio, nella progressiva e costante paralisi dell'empatia nella sfera sociale d'una banchina o d'una panchina.
Raccogliendo, negli spazi geometrici e netti di una Stazione Trastevere ricca di marmo bianco, di insegne e cartelloni pubblicitari, di cavi d'alta tensione, di volatili e di rifiuti, un vasto campionario iconografico all'interno del quale - tra tese strategie di resistenza, imbarazzi, via vai di piedi e di treni, e insofferenti atteggiamenti della più annoiata attesa - i corpi umani s'incastrano con l'inorganico e ogni immagine catturata oscilla tra il criterio estetico e quello sociologico, diventando metafora di quell'efferato gioco della variazione nella ripetizione che fa della nostra vita una continua illusoria (rin)corsa alle coincidenze da non perdere.

sabato 6 febbraio 2010
Le cose che servono
Il realismo dell'utopia e il tempo disperso della ricerca.
Della necessità del disordine e della giocosa indagine solitaria.
A proposito delle cose ognuno capisce e nessuno carpisce...
martedì 2 febbraio 2010
Il futuro siamo voi

Il futuro siamo voi
merci in ordinata seriale perenne esposizione
corpi nudi piallati dalla moda
privati d' imperfezioni
campioni di scultorea levigatezza
sguardo fiero e ammiccante
portamento tronfio e accattivante.
Il futuro siamo voi
emblemi diversamente deperibili dalla carne umana.
Così tanto marcati, così poco rimarchevoli.
E poi, avete mai visto un manichino avere dei dubbi?