venerdì 28 settembre 2012

IL SUO POSTO




Il suo posto nel mondo
giocatore espulso
squalificato
in esilio psico-fisico
non arruolabile

Il suo posto senza mondo
essere in fuori gioco
oltre la passione
in fase di stallo
riserva mentale



Ricordando MGrande, l'acquisto di piacere scaturisce dalla contravvenzione alla regola, e finanche dal disconoscimento della “costanza del reale” che garantisce la permanenza delle regole.


mercoledì 26 settembre 2012

L'ASSETTO ANTI-SOMMOSSA


Un tentativo di decapitazione simbolica.

La caduta del potere: un esempio concreto. Chi colpisce verrà colpito. (dalle macchinazioni del tempo, se non da quelle improbabili del destino). Al limite dello spettacolo della rivolta massmedializzata seppur rabbiosa, tra flash partecipaci e bollori civili che surriscaldano la pace, il simbolo dell'asservimento (conscio o insconscio, per spirito patriottico o per necessità di sopravvivente tasca piena) a quel potere che ci condanna a dichiarazioni di debiti è preso di mira, abbattuto, umiliato in tutta la sua uniforme solitudine.
L'assetto anti-sommossa dell'anima conduce solo ad un appiattimento del vivere su miseri canali eterodiretti.
Non corrompete ancora i sorrisi dei bambini con i sotterfugi ipocriti di quell'imbellettato porcile che recita il ruolo di nostro rappresentante.



lunedì 17 settembre 2012

RIEMPIRE LO SPAZIO



Spettri visivi. Spiriti nervosi e filiformi in cerca d'un corpo - del proprio forse - muovendosi in uno spazio tempo lattiginoso, senza forma, senza margini, sulla via del candore definitivo, in liquefazione. Riempirlo questo spazio-tempo gravido di luce liquida, per non subirne troppo a lungo la tentazione d'affondarci dentro. Verticalità in conflitto, in liquidazione, fino all'abbandono. L'affollamento è il surrogato della pienezza.

Riempire lo spazio attraverso il vuoto o per mezzo di quei promessi cadaveri umani in lotta per stare a galla in quel bianco magma solitamente noto come inconscio. Annerire la casella alla quale destini la tua risposta.

In un rocambolesco avvicendarsi, ciò che ci dà l'impressione dell'assenza (la luce bianca) è in realtà il sintomo della completezza: la presenza contemporanea di tutte le lunghezze d'onda visibili.



FILL UP THE SPACE from Salvinsa on Vimeo.

domenica 9 settembre 2012

CI LANCEREMO




Fotograferemo il nostro mare
lo stamperemo in formato gigante
lo appenderemo al muro

Sarà allora arrivato il momento di tuffarci
ci lanceremo ad occhi chiusi contro il muro
troveremo l'acqua rompendoci il cranio
troveremo la libertà

sabato 21 luglio 2012

UN'OASI



Rarità d'uno spazio non disponibile all'acquisto del miglior offerente, oasi di pace non commerciabile, riscossa imprevista dal parassitismo mentale del profitto e dell'utilità. Useranno lo scudo, sì o no? 

venerdì 20 luglio 2012

CORTOCIRCUITO





Quando la vita prende il sopravvento sul discorso che su di lei ci si attarda a fare e rifare, si chiude per deliberata nulla resistenza al percorso già tracciato. Si svia dalle consegne. Da latore del messaggio della propria esistenza si diventa datore della stessa. Senza lavoro. Solo per erosione dei margini, dei confini, dei sensi, dei fini. Non ci si (im)pongono più dei vincoli, la corrente ci trapassa, ogni standard è spacciato.

martedì 27 marzo 2012

BERGONZONI, PAROLAIO, DIVAGATTORE



Bergonzoni, parolaio divagattore. Un omaggio a chi mi ha preceduto. E non ha ancora ceduto. Una revisione, un riascolto interiore a caldo. Una pioggia di lemmi.

Trascrizione mentale con revisione autoriale o viceversa. Senza requie. Un canale aperto con le proprie paure. Andando di getto in rigetto. Gettandomi nella mischia. Infilandomi e poi mischiandomi agli ap-plaudenti. Differenze e similitudini tra un applauso funerario e questo che si ripete qui ad ogni coincidenza tra quel che sul palco si dice e quel che noi vorremmo fosse detto. Trovare dunque altri modi di scuotere uno sull'altro quei nostri arti superiori. Mancarne il clap. Stritolare la leggerezza dello spettacolo. E anche la presunta leggiadrezza di chi ha il passo degli elefanti. Divergere. Allungarsi. Slogarsi se possibile. Azionare senza remore il detonatore interiore. Partire da dentro. Patire quei congegni macchinici che fanno di te un corpo funzionante. Esplodere il prima (im)possibile. Non ridurci più sotto para-statale dettatura. Non indurci più in mancate tentazioni. Tentacolari nella nostra sete, non accorciamo la via cercando scorciatoie. Non riduciamoci deteriormente al già crocifisso rappresentare. Non abbreviamoci al divertire. Andare dove non ci vogliono. Di qui passa il Rezza del più il contenitore è sbagliato più è giusto esserci. Evadere dalle strettoie del linguaggio. Dimenticare il non posso. Sregolare le misure. Rendersi irregolari. Non pretendere. Piuttosto tendere. Ed esigere d'andar un po' più in su o in giù del/dal palco. Anche grazie ad esso. Scaliamo vette mentali. Non scaldiamo le poltrone. Non scadiamo nel repertorio. Cadiamo meglio ai nostri piedi. Sveniamoci incontro. Sorprendiamo noi stessi a parlare d'altro. Scoperchiamo i serbatoi energetici che covano in potenza al germinare di certe azioni simboliche/dimostrative. Occupiamo i posti occupati. Disoccupiamoci dei nostri bisogni. Oltre le cose che ci ri-guardano, riscoprire e non ricoprire la parola delle sozzure e delle sovrastrutture. Ritornare dove non si è mai stati: all'etimologia del nostro sproloquiare. Una violenza bella e buona. Una violenza bella è buona.
Non cercare parole chiave ma sfondare porte. Prendersi alla lettera. Prendere alla lettera tutto quello che può darti. Per farla finita con le frasi compiute: le capisco troppo bene e non mi basta. Accogliere la potenza lirica, liberare i versi segregati dai/nei loro incunaboli. La sua infinitamente potenziale drammaturgia espansa. Sfoderare le armi le più contundenti. Armarsi fino ai denti. Armare il nostro intelletto una buona volta. Amarlo più della carne. Così da volteggiare sopra le teste degli incravattati e delle imbellettate. Ricordarsi di Artaud, di Cocteau, Rimbaud, Totò. Farli patire dal ridere. La crudeltà della morte a lavoro del contrabbandiere in fuga dalla fame. Per farla finita con la parodia ammiccante. Con l'altra faccia della stessa medaglia. Ritrovare energia dilagando. Andando oltre il seminato. Risolutamente, non essere utili. Ancora una volta, e sarebbe una svolta, non servire. Non fare teatro con il teatro. Deragliare. Ammaccarsi di vita non prevista. Andare dove non ci cercano. Inaccettabili perché non accomodabili. Non accettare più gli speciali televisivi su quello che dovrebbe/potrebbe essere l'ordinario. Non lasciar più correre. Essere intransigenti. Ritornare sui propri passi mancati. Di cosa ti occupi (oltre che dell'anima, dello spirito, dell'immateriale)? Di cosa ti preoccupi (oltre che delle tasche, dello stomaco, della casa)? Sei troppo vicino alla cassa, da morto, di spesa o d'amplificazione? Sei troppo vicino al presente. Espatriare dal campo semantico. Senza un capo che ti orienti. Fedine penali e cartelle cliniche: la di-gestione del potere è un problema de-generazionale. Non insegnate ai bambini o forse ripartiamo tutti dagli asili. E, quanto a noi, non sostiamo ancora in sala d'aspetto. Non riduciamoci ad essere umani. Dai comandamenti passiamo ai domandamenti, distacchiamoci fino ai demandamenti. Cerchiamo investimenti che abbiamo per base degli spostamenti. Esortazioni retoriche missive incendiarie. Non tornare come prima. Urge un tentativo delirante, praticato rimescolando le traiettorie, aggiungendo spiragli. Le storie esemplari finiscono male. E non sono vere.