mercoledì 25 maggio 2011
Peggiorare la situazione
lunedì 23 maggio 2011
Rimasticare A pezzi
mercoledì 18 maggio 2011
A PEZZI
lunedì 18 aprile 2011
La deriva dei sentimenti
lunedì 11 aprile 2011
Pietanze
lunedì 28 febbraio 2011
Uomini a barre

Uomini a barre e senza codice. Uomini con i pattini in mano in procinto di ribaltare la re-visione delle cose. Uomini con le cuffie agli occhi appartati dalla socialità e in fuga. Uomini con trapani elettrici di quelli capaci di bucare il cielo. Uomini col cuore in tasca, accessorio rottamabile in cerca di cestino. Uomini con torte in faccia. Ognuno ha il suo dolce che merita. Uomini con fiori in bocca alla fermata di Trastevere. Uomini con il cappio al collo al capolinea del percorso.
Uomini e donne al centro senza scena. Con le buste in testa. Senza spesa, lì si raccoglie ormai tutta la melma.
Donne con i tacchi nelle orecchie. Make up per umili spose non egocentriche. Donne con le borsette come coda, da lì si semina il fascino profumato d'una scia di carne. Donne con segnali di fumo, di quelli da mandare in sciopero qualunque diligenza. Donne con le labbra in pancia e l'ombelico sulla fronte, lì dove si radunano i residui impossibili di tenerezza umana. Donne dai cuori obliterati a tempo con i biglietti in guancia alla fermata di Trastevere.
Alieni che osservano tutto sbigottiti, solidarizzando con il Sam dai sensi intorpiditi del mattino e promettendo che al prossimo viaggio porteranno anche lui lontano da qui.
lunedì 21 febbraio 2011
Frontiere

Dove non ci sono le frontiere, spesso s'innalzano i muri, che sono il contrario della frontiera.
Il muro, infatti, nasconde l'altro, mentre la frontiera lo riconosce.
Régis Debray
Adesso che abbiamo occhi per vedere quello che non esiste, ci rendiamo conto che alle frontiere non ci sono più insegne identificative, di quelle che imbavagliano il percorso indicandoci pretenziosamente il cammino.
L'utopia inafferrabile è nel varcare la soglia, superare le frontiere, superarsi per finire in un territorio non insediato da un immaginario prestabilito (pre-avvilito), ovvero lì dove non si possa più sapere da dove si viene e da dove si va, e il territorio sia occupato solo dal proprio corpo. Lì dove i segnali non possono più dirci niente.
Non si sa dopo quale passo inizi l'aldilà del percorso consentito. Arrivi di fronte all'orizzonte, pensi che l'attraversamento e lo scavalcamento di campo siano ancora ciò che rende clandestina, ardita e inaccettabile la tua volontà.
Sulla via del mistero, del più contrito e timoroso “sai quel che lasci, non sai quel che trovi”, le direzioni vengono meno, nessuno che ci impartisca tappe di riconoscimento forzato, vie crucis identificative, visti d'ingresso, permessi di soggiorno, carte d'imbarco, vie d'uscita o di fuga.
Non un ostacolo, ma una risorsa, accorrono le frontiere della visione, spazi liminari senza indicazioni valide per riuscire ad andare al di là del passo che stai compiendo. Valichi da sormontare con gli occhi, nei pressi di quei celebri spazi in-terminati al di là da quella.
Non accettando i confini, dunque, farsi sfrontati. Evocare ogni passaggio possibile. Irriverenti. Imprevedibili. Imprendibili. Inafferrabili. Invisibili.




