Una dis-fatta quella del dis-dire, una disdetta che all'agire si applica come vendetta. Ritornare sui propri passi per malefatte della volontà più improvvida.
No, non centrava niente questo preambolo nel dis-dicevole percorso che vado qui inaugurando. No.
Disdicevole insomma il disdirsi prima d'essersi detti. L'appuntarsi con la mente a un dato traguardo e poi accorgersi preventivamente interdetti. Rinviati o annullati a data da cestinarsi. Poiché tra il dire e il fare c'è di mezzo tutto un mare in cui negare di non dover per forza annegare.
L'ultima spiaggia, audiovisivo commiato finale ad una stagione. Incrinatura finale d'una stremata estate sdraiatasi lentamente al buio e in silenzio e mai più rialzatasi. Ultima spiaggia, tempo di non ritorno, soglia liminare e critica d'un inconsapevole spettatore steso lieto sui suoi gusti e tuttavia sempre sul punto di finire minacciato da salvifico oggetto (alieno o artistico) non ancora ben identificato.
Precipitosa vita sempre pronta a lanciarsi, a cadere, a decadere senza poter decantare.
Tempo sdrucciolevole d'una stagione che si ripiega su se stessa, scivola via prima che ci si accorga del suo inizio.
E nel frattempo cosa facciamo? Proseguiamo, contro senso, senza precauzioni, senza tempo, senza testa, senza soldi, senza benzina, senza programmi, senza sosta, senza energie. Fumo in testa e birra nello stomaco.
Tra avvistamenti rapidi, svolte vitali, improvvidi dirottamenti improvvisi, frammenti incantati, schivando tori e avvicinando corpi, tuffandosi nell'acqua fredda o in un pastis, rinunciando al sonno e al riposo, come ce la siamo rovinosamente divorata quest'estate tarda. Fatta a pezzi e baciata di vita vissuta.
Poi scivola via, s'accascia, finisce. Ci si gira e non la si trova più. Ci ha raggirati e non ce ne siamo nemmeno accorti...
Io la riconoscevo sempre e solo a pezzi, vale a dire che il suo essere mi sfuggiva e che, quindi, lei mi sfuggiva interamente.
Non era lei, e tuttavia non era nessun altro.
(Roland Barthes)
A PEZZI
È sempre la testa la parte che si rompe per prima
Da un'idea di Elisa Turco Liveri e Salvatore Insana
Performer Elisa Turco Liveri
Progetto di videoproiezione e performance dal vivo. Simbiosi di carne e plastica. Empatia tra umano e non umano, con semovente corpo vivente pronto ad interagire dal vivo con le immagini e gli oggetti di scena.
I cocci che restano dopo lo spettacolo, una volta che il gioco è finito, una volta che la festa è passata, sono i rifiuti dell'evento ormai consumato. Sono la polvere e i rottami d'un mutilato giocattolo da esibire in vetrina, senza una posa ed in balia del tempo.
È sempre la testa a rompersi per prima. Delicata e fragile porcellana rosa, si frantuma, si incrina, si fraziona irreparabilmente. Si stacca dal corpo, parte via seguendo il proprio destino. Deflagra, si fa a pezzi, non trova più il suo posto. Parte mancante, pezzo vacante, mina vagante, è sempre la testa a spegnersi per ultima.
Non c'è tregua dalle amletiche parte in cui si dibatte e ci si dibatte sull'inveterata questione della presenza (e) dell'assenza.
Di quante assenze sia possibile fare senza essere (dimenticati), quante ne siano necessarie per sanare una ferita, quante per risarcire il tempo dell'occupazione campale alla quale a volte lo sottoponiamo con stakanovista spregiudicatezza.
Di quante presenze bisogna far la conta prima di potersi dire vivi e vegeti. Dimmi che ci sono, ditemi che ci siete.
Diciamoci d'essere. Diciamoci esseri presenti, attestando a forza di testate - la nostra spregiudicata assente assetata presenza...
Trova la differenza se ci riesci, quel che si vede non è sempre (il) presente.