martedì 26 maggio 2009

Stare in campana

Nel riaffacciarsi al passato e nel affrontar il presente Sam s'accorge d'esser un esperto, seppur maldestro, collaudatore di campane di vetro. Nei suoi trascorsi da ricercatore di luoghi ideali, ne ha provate tante di queste mete mentali nelle quali ha pensato o gli è stato fatto credere si trovasse la salvezza, o quanto meno la serenità.

Allevato nei canonici edificanti ambiti della Chiesa e della famiglia, crescendo è passato dal rettangolo d'un campo da tennis ai labirintici sentieri del bosco aspromontano, dall'ovale della pista d'atletica alla volenterosa diligenza della stanza di studio, dalla scelta interattiva e vacanziera del videogiocare all'immersione nell'immensità dell'acqua salata. Dalla sala buia del cinema alla pagina bianca del quaderno. Dall'idea di cultura a quella di progresso. Dal pensiero di comunità a quello di individualità.

Come volatile che, spinto dal vento della fiducia, incautamente finisce per rinchiudersi in gabbia, Sam è entrato in ognuno di questi contesti con l'ingenua cecità di chi pensa d'essersi accomodato nella più comoda poltrona di cui si potesse attestare l'esistenza.

Eppure, nell'ebbrezza del sentirsi sicuro ed al contempo senza limiti apparenti, nella presunta autosufficienza del dirsi “l'importante è portarsi l'occorrente!”, poco alla volta ci si accorge che lo stare in campana va a cozzare duramente con la possibilità d'un allargamento.

In effetti le pareti non mancano, e, se sono trasparenti, non per questo si presentano meno pericolose. Anzi a tratti si rivelano, se possibile, più ingannevoli. Quando, con la tua fragile impalcatura, vai passeggiando nella più lieta spensieratezza, ecco che allo scontrarsi con una di esse puoi frantumare tutto ciò che ti permetteva di mantenerti in piedi.

Un'incrinatura e poi una frattura, non si può mai restar al sicuro. La vita sa entrare, irresistibile e pericolosa nella sua sorprendente a-sistematicità, anche nell'universo che pare più chiuso ed impenetrabile. Lì dove eri certo di avere tutti i mezzi per sopravvivere nell'autarchia, e dove invece non si ha una ragion di essere se non nel contatto con gli altri.



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