sabato 13 dicembre 2008

Lotte intestine

Al bar chiedo un cono con turista da leccare. Di quelle con pelle fresca ed accattivante, mi raccomando!

Quelle dall'urlo facile, quelle che s'abbigliano con vesti striminzite e recitano ingenuo stupore al meglio del loro non-essere.

Poi avanzo, e mi chiedo a che ora dovrei staccare la spina della ragione. L'avrò fatto troppo presto quest'oggi?

Mancava ancora qualche osservazione critica, qualche puntigliosa presa di posizione, un nuovo passo da compiere tra i rottami dell'informazione prima di lasciar spazio alle intemperie dell'immaginazione?

No, forse era già il momento di metter la testa dove voi non mettereste mai nemmeno un piede.

Tra le vie oscure del surreale, dove ci si giova nell'inciampare, nel confondere e mescolare.

È lì che mi arrischio a prender contatto con il mio pensiero, è l' che ne indago il portamento. Contratto con lui la buona riuscita della serata, ma il suo porsi irrispettoso fa presagire che sarà ancora il caso di fare a botte, e spegnere a forza di pugni e calci i suoi istinti reazionari.

Per stasera mi trattengo tuttavia, riesco a ascender a patti e tenerlo a bada, offrendogli un po' di riposo. Faccio in modo che si calmi, che non segua altri eventi, che riesca a ri-pensare un po' tutto il visto nel corso della settimana senza la stolida eccitazione che gli fa rincorrere, ansimante ed ormai sfinito, altro ed altro ancora.


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